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Diario
9 ottobre 2010
Gli Stagni del Patriarca*
"Nell'ora
di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni
Patriaršie
due cittadini [...] Giunti all'ombra dei tigli che cominciavano
allora a verdeggiare, gli scrittori (i due
cittadini di cui sopra, ndr)
si precipitarono per prima cosa verso un chiosco dipinto a colori
vivaci, che portava la scritta "Birra e bibite". Ma
conviene rilevare la prima stranezza di quella spaventosa serata di
maggio. Non solo presso il chiosco, ma in tutto il viale parallelo
alla via Malaja Bronnaja, non c'era anima viva. In un'ora in cui
sembrava che non si avesse più la forza di respirare, quando il
sole, che aveva arroventato Mosca, sprofondava oltre il viale Sadovoe
in una secca bruma, nessuno era venuto sotto l'ombra dei tigli,
nessuno sedeva su una panchina, deserto era il viale."
(M.A.
Bulgakov, Il Maestro e Margherita)

(Veduta degli Stagni del Patriarca; in basso gli Stagni di sera e l'ingresso della casa-museo Bulgavov, sulla Sadovaja)
Il
celeberrimo incipit de Il Maestro e
Margherita,
qui nella traduzione di Vera Drisdo, ha reso universalmente famoso un
angolo della città molto amato dai moscoviti, una piccola cintura
verde attorno ad uno stagno scuro, nascosta da eleganti palazzi
liberty, vicina ma allo stesso tempo al riparo dalla vivace Via
Sadovaja. Tutto il quartiere, a due passi dalla Tverskaja e dal
Cremlino, è una elegante zona residenziale, abitata presumibilmente
da gente molto facoltosa. Percorrendo i suoi silenziosi pereulki
si avverte
quasi una sensazione di sospensione: si fa in fretta a dimenticare
gli stridenti rumori della Sadovaja o del Tverskoj Bul'var per
immergersi in una tranquillità insospettabilmente ostinata. E così,
svoltando a sinistra dalla Sadovaja verso la Malaja Bronnaja, i suoni
e i rumori della città d'improvviso sembrano cadere in sordina. Poco
prima, andando con la mente a ritroso, avevo attraversato la Piazza
Triumfal'naja (sulla quale troneggia la statua di Majakovskij)
arrivando dalla Tverskaja; qui ero arrivato percorrendo la Via
Cajanova che collega la Tverskaja alla Piazza Miusskaja, dove ha
sede l'RGGU, l'università presso la quale ho studiato. Poco meno di
due chilometri, a occhio.
Appena prima di raggiungere l'incrocio con
la Malaja Bronnaja, lungo la Sadovaja, si trovano altri due luoghi
legati a Bulgakov e a Il Maestro e
Margherita:
la casa dello scrittore, cui si accede dalla corte di un grande
palazzo, e il giardino Akvarium,
all'interno del quale si trova adesso il teatro Massovet. All'epoca del romanzo qui c'era
il famoso MASSOLIT, la sede degli scrittori aderenti alla sovietica
Letteratura di massa,
cui fanno parte Berlioz e Bezdomnyj. Di questi tempi, invece, durante la
sospensione estiva delle rappresentazioni, sembra di essere inghiottiti
dalla semioscurità e da una tranquillità inaspettata per chi –come il sottoscritto- rammentava le vivaci vicende che
avevano come sfondo proprio il giardino e il Griboedov
(nome con
cui i soci chiamavano comunemente la sede del MASSOLIT).
Poco
distante i Patriaršie prudy
accolgono con un'aria simile, apparentemente bonaria: sono raccolti
in uno spazio piccolo, addomesticabile dall'occhio, ben diverso
dall'imponente grandezza dei parchi moscoviti. È
impossibile, passeggiando lungo i viali polverosi o sedendo su una
delle sue larghe panchine, non ripensare al libro. O passeggiando sul
camminamento attorno allo stagno, o sedendo sul basamento del
monumento a Krylov. La stessa atmosfera immaginata chiudendo gli
occhi sopra le pagine del romanzo -incantata, quasi magica- , la si
può sentire aprendoli sugli Stagni. Fra i suoi frequentatori è
facile trovare tipi diversi, spesso strani. Se chiedete loro in quale
panchina sedevano i protagonisti de Il
Maestro e Margherita
non riceverete mai la stessa risposta: la quarta o la sesta panchina;
era il lato della Malaja Bronnaja - no, era quell'altro.
Ma lo sciame
di suggestioni che questo luogo induce nel visitatore non proviene
solo dal ricordo del romanzo: questo luogo possiede di per sè
un'atmosfera misteriosa, un'aura incantata. Non è (solo) il libro ad
aver reso sinistramente magico questo luogo agli occhi dei
visitatori, è questo luogo ad aver contribuito a rendere magico il
libro, e a ben d'onde. Molto tempo fa questo angolo paludoso di Mosca
subì un intervento di bonifica. Degli originari tre stagni (come
testimonia il poco distante Trechprudnyj
pereulok,
Vicolo dei tre stagni) ne fu creato uno solo, più ampio, quello che
possiamo ammirare ancora oggi: da qui l'abitudine di individuare il
luogo al plurale, prudy.
Gli "stagni" furono "ribattezzati" a nome del
Patriarca, che quindi non fu il primo patrono del luogo. E qui ci
aiuta ancora la toponomastica: un altro vicolo nei dintorni porta il
curioso nome di Kozichinskij pereulok,
ovvero Vicolo del caprone, rappresentazione del maligno.
Quando
Woland appare agli stagni fra Berlioz e Bezdomnyj, allora, non fa
altro che tornare a casa propria, usurpata dall'autorità della
Chiesa. Questo accostamento tra santo e diabolico è l'ennesima
declinazione della convivenza tra Bene e Male che è una delle cifre
più significative del capolavoro bulgakoviano - accostamento, quello
tra la Chiesa e la dimora del maligno, che mi induce spesso a fare
parallelismi "poco onesti". Mi piace pensare che Bulgakov
abbia pensato a simili (e migliori) parallelismi sedendo all'ombra
dei tigli, fissando l'immobile oscurità dell'acqua, immaginando
quello stagno come le porte dell'Averno o, semplicemente,
osservandolo percorrendo la Malaja Bronnaja mentre si dirigeva verso
casa.
__________________________________ *Questo post è debitore delle bellissime lezioni su Il maestro e Margherita all'interno del corso di Lingua e Letteratura Russa tenuto dalla Prof. Claudia Olivieri, che ringrazio di cuore. Il mio viaggio non sarebbe stato lo stesso senza le suggestioni di quelle lezioni.
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